Lega Nord Provincia di Gorizia


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Parigi brucia

STAMPA > Comunicati 2005 > Novembre

Nelle banlieue la notte più violenta della guerriglia: incendiati quasi 900 veicoli, 250 fermi.
In Italia l’autogol di Prodi: «
Le nostre periferie sono peggio».
Ma sono proprio le città governate dalla sinistra che rischiano di scoppiare


Brucia Parigi. E il fumo delle contraddizioni dell’intera vicenda sale su tutta la Francia e non solo.
Apre gli occhi la Grandeur. Apre gli occhi l’Europa che a lungo ha cullato il sogno dell’integrazione multirazziale e multiculturale. Persino Prodi ha aperto gli occhi, prevedendo ciò che la Lega e questo giornale stanno dicendo da tempo: anche le nostre periferie sono polveriere.
Lo dice, ma segna un autogol. Per due motivi. Il primo è che la periferia di Napoli e Palermo più che polveriere sono riserve della camorra e della mafia, le quali controllano le presenze degli stranieri con grande precisione criminale. Il secondo motivo, politicamente più grave per Romano Prodi, è che nelle grandi città dove governa la sinistra, la politica finora prevalente è quella del buonismo, della lacrima facile.
La lezione di Bologna ne è la riprova. Il sindaco Cofferati ha adottato il pugno duro contro gli abusi di zingari e immigrati che non solo abitano in posti in violazione di legge ma che incrementano la microcriminalità. L’ha detto lui. (E finalmente anche qualcuno a sinistra ammette che gli extracomunitari clandestini contribuiscono sensibilmente all’aumento della criminalità).
Però a Bologna s’è visto come sta andando a finire: non tutti, da quell’orecchio, ci vogliono sentire.
A Milano, l’Unione ha scelto il suo candidato sindaco (le primarie saranno un’altra fiction propagandistica: avremo modo di riparlarne) nel prefetto di Milano, il quale dovrà barcamenarsi tra Rifondazione, Verdi e centri sociali. Cioé i suoi futuri sostenitori. Altro che legalità e ordine pubblico: Ferrante ha già dimostrato la sua mollezza nel non risolvere i problemi che, in proiezione, potrebbero trasformare le nostre grandi città in... Parigi.


Milano, Torino, Bologna, Genova, Cremona, Brescia, Venezia-Mestre (e potremmo continuare così a lungo) nascondono le loro piccole banlieue. Le loro piccole casbah.
Con la vicenda della scuola di via Quaranta e con la moschea di viale Jenner, abbiamo già testato le potenzialità delle popolazioni islamiche, la loro voglia di espansione territoriale, commerciale, religiosa e culturale. Nei giorni di tensione, quando le mamme musulmane facevano fare le lezioni ai loro bambini in strada, a via Quaranta ci scappò un morto: si trattò di un bambino che sfuggì dal controllo delle signore e finì sotto una macchina. Quel bambino - io scrissi - fu vittima dell’egoismo di quella esasperata protesta, del loro braccio di ferro con il Comune e il prefetto, il quale prendeva tempo in nome del dialogo. Un dialogo che non ha risolto un bel niente perché, infatti, nessuno ne parla ma i genitori “di via Quaranta” non hanno poi iscritto i rispettivi figli nella scuola pubblica, ancora una volta infrangendo le leggi dello Stato.
Quel bambino morto, in un contesto di maggiore tensione, avrebbe scatenato la guerriglia delle banlieue, che ricordo è cominciata perché dieci giorni fa, a seguito di un controllo della polizia, due minorenni sono scappati, sono finiti in una centrale elettrica e vi sono rimasti fulminati. Da lì, la rivolta. Un escalation di violenza contro lo Stato e le sue istituzioni. Contro le caserme dei vigili del fuoco, contro edifici, autobus, macchine e persone: cittadine messe a ferro e fuoco. Ma soprattutto contro la polizia di Sarkozy, duro ministro dell’Interno.
Parigi, ovviamente, non è Milano né Torino né Bologna. Non ancora... Destra e sinistra devono però dire cosa intendono fare per evitare che si arrivi alla situazione francese. Devono dire se considerano il percorso di integrazione adottato Oltralpe, un modello o un’esperienza fallimentare. Si badi bene che i fatti di cronaca, che la stampa italiana ha registrato con il solito ritardo di chi non vuole capire, sono solo l’aspetto eclatante, più drammatico ma non sono una tragedia isolata. A Marsiglia, scontri tra immigrati maghrebini o figli di immigrati e polizia sono all’ordine del giorno. Idem, a Lione e in altre città francesi, Paese dove - anche questo vale la pena ricordare - non per caso c’è il più forte partito di destra xenofoba, qual è quello guidato da Le Pen, il quale raggiunge facilmente le due cifre nei risultati elettorali.

L’Italia cosa vuole fare? Lo dicano Romano Prodi e la sinistra, i quali sono responsabili di politiche migratorie che se li mettono al riparo del buonismo dilagante, li inchiodano invece alle responsabilità della storia.
Ma lo dica anche Berlusconi che sull’islam sta prendendo una svolta moderata insensata. Nei giorni scorsi ha parlato all’islam moderato di casa nostra, sulla spinta delle micidiali accuse di Ahmadinejad contro l’America e Israele. Nel suo allargare il tavolo, ha invitato anche Rula Jebreal e Afef, le quali avranno pure allietato la tavola ma che non hanno alcun peso politico in seno alla comunità islamica italiana. E, quindi, non servono a niente. Allora, Berlusconi, a che gioco stiamo giocando?
La posta in palio è elevata: di mezzo c’è il futuro delle nostre comunità. Londonistan è fallita sotto le bombe nel Tube a opera di figli di immigrati che gli inglesi credevano ormai loro figli. L’anarchia olandese ha prodotto odio e morte: Pim Fortuyn e Theo van Gogh.
Parigi brucia. La Germania è spaccata al suo interno nei rapporti con la comunità turca. Noi, che strada intendiamo imboccare? La nostra politica è chiamata a studiare un nuovo modello possibile. Per la Lega ce n’è uno valido: limitare i flussi migratori e difendere i nostri confini. Invece di liquidarlo come anacronistico, qualcuno cominci a riflettere che è la stessa idea della maggioranza della gente.
Lo faccia prima di trovare piazza Castello, a Torino, o Sesto San Giovanni in fiamme. Avanti di questo passo, la strada è quella parigina. Lo si sappia...


" GIANLUIGI PARAGONE
- LA PADANIA - 07 NOV. 05 "



Oggi è il e sono le ore . L'ultimo aggiornamento è stato fatto il 19 ott 2008 | info@leganordgorizia.org

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