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STAMPA > Comunicati 2007
Mesic: «Il film sulle foibe falsifica la realtà storica». Gasparri: «Si scusi»
Tremaglia: «I croati odiano gli italiani»
I presidenti di Croazia e Slovenia chiedono incontro con Ciampi per chiudere i contenziosi risalenti alla seconda guerra mondiale
PADOVA - Sale la tensione diplomatica tra Italia, Slovenia e Croazia dopo le dichiarazioni di due ministri di Alleanza nazionale seguenti alle affermazioni del presidente croato Stjepan Mesic, che aveva definito il film sulle foibe «Il cuore nel pozzo», trasmesso a febbraio dalla Rai, «non attinente ai fatti storici, ma piuttosto una falsificazione della stessa».
Il presidente croato Mesic
Janez Drnovsek, presidente della Slovenia, e Mesic, capo dello Stato della Croazia, al termine del loro incontro giovedì a Bizeljsko (Slovenia), avevano espresso il desiderio di incontrare Carlo Azeglio Ciampi per chiudere i contenziosi risalenti alla seconda guerra mondiale tra i tre Paesi. Drnovsek ha annunciato che un incontro a tre è già in preparazione, «ma non vogliamo forzare la data. Aspetteremo che il clima politico sia maturo per l'incontro».
Mesic, parlando del film, ha detto che «non è attinente ai fatti storici, piuttosto una falsificazione della storia stessa. Molti degli uomini delle foibe hanno loro stessi commesso crimini in Slovenia e Croazia. Non possiamo dimenticare i fatti della guerra, ma non è giusto che solo le vittime di una parte siano ricordate. Sono propenso a chiudere definitivamente questo capitolo della nostra storia, ma non in un'unica direzione che pone l'accento solo su alcuni crimini».
Il presidente sloveno Drnovsek (Afp)
«Le parole di Mesic provano che l’odio etnico e ideologico nato dal comunismo è ancora vivo e presente nella società croata», ha replicato il ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. «Ho un grande e profondo senso di tristezza perché quelle parole dimostrano ancora una volta la persistenza in Croazia di un odio profondo nei confronti della minoranza italiana. Mi chiedo come, con questi presupposti di odio profondo nei confronti di una minoranza, la Croazia possa veramente entrare nell’Unione europea».
Il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri (Ansa)
«Dobbiamo avere delle scuse da Croazia e Slovenia, non subire proteste che sono un'offesa intollerabile al popolo italiano. Quei governi non possono chiedere incontri per protestare: l'ufficio reclami non è aperto per queste cose. Il film ha semplicemente raccontato la verità su massacri attuati nel nome del comunismo sul confine orientale italiano», ha aggiunto il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri. «Croazia e Slovenia, che vogliono far parte a pieno titolo dell'Europa, farebbero bene a fare attraverso i loro massimi vertici una pubblica e definitiva autocritica sui massacri realizzati da Tito e dai suoi seguaci comunisti». E poi ha proseguito: «Il film, che non ha la pretesa di essere una ricostruzione scientifica, ha aperto finalmente uno squarcio di verità in Italia e in Europa su pagine che sono state cancellate per colpa dei comunisti, delle sinistre e di tutti i governi italiani che hanno preferito rimuovere la verità storica per convenienze difficilmente comprensibili e giustificabili».
D'Alema: «Parole che addolorano». Convocato l'ambasciatore croato
Foibe: presidente croato attacca Napolitano
Mesic: «È impossibile non intravvedere elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico»
ZAGABRIA - Il presidente della Croazia, Stipe Mesic, si è detto «costernato» dalle «nelle quali è impossibile non intravvedere elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico». Lo si legge in un comunicato dell'Ufficio di presidenza della Croazia. Mesic si è anche detto «spiacevolmente sorpreso dal contenuto e dal tono» di Napolitano. Mesic ha affermato inoltre che «la Croazia ritiene che ogni tentativo di mettere in questione il trattato di pace del 1947 e gli accordi di Osimo (che regolarono definitivamente la frontiera fra Italia e l’allora Jugoslavia), ereditati dalla Croazia come uno dei successori della Jugoslavia, è inaccettabile». La nota dice che il presidente croato «si è adoperato a favore di una visione più ampia del contesto storico e si è detto contrario a tacere i fatti e trasformare i perdenti storici in vincitori».
D'ALEMA: «PAROLE IMMOTIVATE» - Pronta la replica del ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema: «Le parole del presidente croato sono immotivate, stupiscono e addolorano». A cui ha fatto seguire una reazione diplomatica immediata. D'Alema ha infatti convocato per domani alla Farnesina l'ambasciatore croato.
Secondo D’Alema infatti le parole di Napolitano «vanno innanzitutto nel senso del riconoscimento della verità storica che è il fondamento per ogni processo ulteriore di avanzamento e riconciliazione». Proprio per ciò, ha proseguito D’Alema, «appare tanto più sorprendente una reazione che a mio giudizio non coglie il significato vero delle parole di Napolitano». Il ministro degli Esteri ha ricordato che «l’Italia democratica ha più volte riconosciuto quanto sia stato grave quello che ha fatto il fascismo nei Balcani, un grande Paese, il nostro, certamente non ha mancato di denunciare gli orrori fascisti nei Balcani e di condannare l’occupazione fascista dell’ex Jugoslavia». Allo stesso modo, «come dovrebbe sapere anche il presidente croato, molti degli uomini che poi hanno dato vita alle forze politiche democratiche del nostro Paese hanno combattuto a fianco dei partigiani jugoslavi contro l’occupazione nazifascista». D’Alema ha insistito su questo punto: «Mesic dovrebbe sapere che si rivolge al presidente dell’Italia democratica e antifascista, che quindi da questo punto di vista ha fatto i conti con il passato fascista del Paese e allo stesso tempo sente però il bisogno di dire la verità storica anche sulle vittime innocenti italiane che vi furono in quel tragico momento conclusivo della guerra e dell’immediato dopoguerra: il riconoscimento di questa verità storica è una condizione per un processo pieno di riconciliazione come quello che noi auspichiamo, per cui auspichiamo anche che si possano svolgere gli atti simbolici di cui si era parlato». In definitiva, per il titolare della Farnesina, «le parole di Napolitano non si prestano ad equivoci da questo punto di vista», e perciò «le parole di Mesic stupiscono ed addolorano in quanto sono del tutto immotivate».
NAPOLITANO - A quanto si apprende negli ambienti del Quirinale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha pienamente condiviso le valutazioni espresse dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema a proposito delle parole del presidente croato Stipe Mesic.
PULIZIA ETNICA - La parte del discorso di Napolitano che ha acceso più polemiche in Croazia è quella in cui il capo dello Stato ha parlato dei di un «moto di odio e di furia sanguinaria e di un disegno annessionistico slavo che prevalse nel Trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica». La replica di Mesic è un colpo all'incontro di riconciliazione e riappacificazione tra Italia-Slovenia-Croazia al quale sta lavorando la diplomazia italiana.
COMMENTI IN CROAZIA - Alcuni in Croazia hanno voluto vedere un'indiretta replica di Napolitano a Mesic che, in una precedente intervista alla Rai, aveva definito l'eccidio delle «una reazione ai crimini fascisti». Secondo Damir Kajin, deputato della Dieta democratica istriana (partito regionalista croato di sinistra), «preoccupa che un simile commento sia arrivato da un presidente che proviene dalla sinistra. L'esodo degli italiani dall'Istria è senz'altro l'ultimo capitolo della politica imperialista del fascismo, ma nessun crimine può essere amnistiato da un altro crimine commesso prima».
Toni Tadic, deputato del Partito del diritto (destra), sostiene che «tenendo conto di tutto ciò che hanno fatto in Croazia e in altri Paesi, gli italiani sono gli ultimi che possono dare lezioni su genocidi e pulizie etniche».
Il rappresentante del gruppo nazionale italiano in Croazia al Parlamento di Zagabria, Furio Radin, si è detto perplesso dal tono della polemica «che non è nello spirito di tolleranza che noi abbiamo costruito in Istria».
COMMENTI IN ITALIA - «La Croazia deve entrare in Europa, ma non può avere una memoria a intermittenza», ha ribattuto Pierferdinando Casini. Mesic «sbaglia» a interpretare come ha fatto le parole di Napolitano sulle foibe, ha dichiarato il senatore a vita Giulio Andreotti che invita però a chiudere polemiche che considera ormai «fuori della storia. I comunisti italiani con quelle vicende non c'entrano».
«Occorre leggere tutte le pagine della storia, anche quelle per noi più dolorose perché è l'unico modo per costruire il futuro del nostro Paese e dell'Europa», ha aggiunto Gavino Angius, diessino vice presidente del Senato, sottoscrivendo le parole di Napolitano.
«Le parole di Mesic sono preoccupanti e inquietanti», ha detto Maurizio Gasparri (An). « Napolitano ha parlato giustamente di genocidio».
«Le foibe sono state un dramma incredibile, ma occorre indagare sulle radici dell'odio e sugli eccidi della popolazione civile», ha affermato il capogruppo dei senatori di Rifondazione comunista, Giovanni Russo Spena.
«Piena solidarietá» da parte del capogruppo leghista all'Europarlamento Mario Borghezio al presidente Napolitano.
Foibe: parole Mesic, D'Alema convoca ambasciatore croato
ROMA - E' previsto per domani 13 febbraio 2007 un incontro alla Farnesina tra Massimo D'Alema e l'ambasciatore croato a Roma, Tomislav Vidosevic. Il ministro degli Esteri aveva dichiarato oggi a Bruxelles che l'Italia avrebbe valutato eventuali passi formali nei confronti del governo di Zagabria per protestare contro le parole del presidente croato Mesic, che ha biasimato il discorso di Napolitano nel giorno della memoria per le Foibe. Da qui la decisione di convocare il diplomatico per discutere delle parole di Mesic, "del tutto immotivate" secondo D'Alema.